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Racconti di Alessio Brugnoli
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C'è molta attesa per il prossimo libro di Gino Agnesi, Boccioni da vicino, Pensieri e passioni del grande Futurista (Liguori, pagg. 247, euro 24) che sarà in libreria a fine mese.
Agnese è il massimo biografo di Boccioni e già nel suo fortunato Vita di Boccioni del 1996 era riuscito a fare quello che spesso non riesce agli storici dell'arte, troppo impaniati in problemi filologici: restituici, cioè, con un'indagini appassionata e quasi da detective (aveva scoperto, tra l'altro, il figlio segreto dell'artista) l'immagine di un Boccioni vivo.
Il saggio che sta per uscire comprende molti preziosi e inaspettati inediti. E in quest'anno futurista sarà probabilmente uno dei pochi, se non l'unio, a essere in grado non solo di arricchire le conoscenze degli studiosi, ma soprattutto di spiegare ai non specialisti (cioè a tutti) chi era veramente l'artista.
Che, scomparso a soli trentaquattro anni, è stato anche lui, come il suo amico Marinetti, un "professore di energia"
Elena Pontiggia

Marinetti, tra le sue tante intuizioni avute, una volta parlò di di sostituire la “psicologia dell’io” con l’ “ossessione lirica della materia” e a introdurre nell’arte, oltre al movimento, la “realtà brutale”, come già aveva fatto egli stesso con le onomatopee in letteratura e Russolo in musica con l’ “intonarumori”.
Tale idee era stata sviluppata da Balla e Depero nel manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo” in cui si introdusse il concetto di “complessi plastici” come citato nel seguente brano
Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto.
Balla cominciò collo studiare la velocità delle automobili, ne scoprì le leggi e le linee-forze essenziali. Dopo più di 20 quadri sulla medesima ricerca, comprese che il piano unico della tela non permetteva di dare in profondità il volume dinamico della velocità. Balla sentì la necessità di costruire con fili di ferro, piani di cartone, stoffe e carte veline, ecc., il primo complesso plastico dinamico.
Tali concetti vennero per prima cosa realizzati praticamente nelle ricerche di Boccioni, con opere come Testa+casa+luce o Fusione di una testa e una finestra, purtroppo distrutte per la loro fragilità, i collages di Severini e di Soffici e le ricerche di Prampolini.
Ricerche che dopo la guerra furono riprese dalle sperimentazioni di Fontana e di Burri che al polimaterismo aggiunsero la rottura della tradizionale separazione di pittura e scultura.
All' evocazione dello spazio, tradizionale sogno della prospettiva che il cubismo si limitava ad ampliare, i due sostituivano la sua ricreazione.
Da questo punto di vista, Fontana e Burri costituiscono la terza generazione futurista

E' il momento in cui l'artista, pur di sfuggire al procedimento imitativo che lo fa cadere inevitabilmente nelle più logore apparenze, vi sostituisce la realtà stessa..
Appena questa realtà entra a far parte della materia elaborata dell'opera d'arte, l'ufficio lirico a cui essa viene chiamata, la sua posizione, le sue dimensioni, il contrasto che suscita, ne traformano l'anonimo oggettivo e l'incamminano a diventare elemento elaborato, pertanto gli elementi di realtà grezza vanno diminuendo, assorbiti, sintetizzati e deformati nell'astrazione dinamica
Boccioni
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Un amore segreto, sepolto con cura per quasi un secolo sul fondo di un baule. Una passione travolgente che forse fu addirittura la causa della tragica fine di Umberto Boccioni, il pittore futurista morto cadendo da cavallo la mattina del 17 agosto 1916, artigliere a Verona. E che ora diventa un libro: Una parentesi luminosa. L’amore segreto fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna (Adelphi, pagg. 178, euro 18).
Nella vicenda si è imbattuta per caso Marella Caracciolo Chia (moglie del pittore Sandro) mentre conduceva ricerche sulla vita avventurosa di Leone Caetani di Teano, viaggiatore e orientalista, autore di una monumentale (e incompiuta) opera sulle origini dell’Islam, e marito della principessa Vittoria Colonna. Il quale, a un certo punto e inspiegabilmente, abbandona Roma, le feste, i palazzi, le sue immense proprietà terriere, moglie e figlio per rifugiarsi in una cittadina di pionieri tra le montagne del Canada. Lì (con una nuova donna, Ofelia Fabiani e la loro bambina) finirà i suoi giorni in una casa al limitare del bosco. Che cosa era successo?
Nelle lettere tra Leone Caetani e Vittoria Colonna la soluzione del mistero. Marella Caracciolo Chia è stata la prima a mettere le mani sul prezioso carteggio, conservato fra le carte millenarie dell’Archivio Caetani di Roma dentro un baule. Per espresso volere della principessa non doveva essere aperto prima che fossero trascorsi cinquant’anni dalla sua morte. Ed ecco che sul fondo del baule - fra le centinaia di carte che testimoniano la vita irrequieta di una nobildonna viziata e capricciosa, tra feste, balli, inviti alla corte reale inglese, viaggi, malinconie e massicce dosi di sonniferi - sbuca un pacchetto di ventuno lettere, legate strette strette con un pezzo di spago. Tra i foglietti ingialliti, anche diverse foto, tutte scattate nel luglio 1916. La firma è una: Umberto Boccioni.
Questa la premessa. Da qui Marella Caracciolo Chia ricostruisce la storia d’amore tra il giovane pittore futurista e la bella principessa, discendente di quella Vittoria Colonna che fu musa di Michelangelo. Un’estate di passione, fin dal primo incontro sul lago Maggiore nella villa dei comuni amici marchesi Casanova, dove Boccioni è ospite con l’amico compositore e pianista Ferruccio Busoni del quale sta dipingendo il ritratto (il quadro, l’ultimo di Boccioni, è alla Galleria d’Arte Moderna di Roma).
Ci sono fin troppi elementi per rendere la lettura appassionante e intrigante. Così si consuma l’ultima estate di Boccioni nelle braccia di Vittoria Colonna, la quale - con il marito al fronte, in rotta con la famiglia, insofferente di tutto e sfidando le maldicenze - ha l’ardire di invitare l’amante nella sua Villa sull’Isolino presa in affitto dai Borromeo, dove l’ennesimo capriccio l’ha portata e dove cura il giardino e si dedica al figlio Onorato, un ragazzo difficile e probabilmente ritardato.
La trentanovenne Vittoria e il giovane pittore trascorrono giornate spensierate, con bagni nel lago, pranzi in veranda, piccole gite e passeggiate nel verde. Una parentesi luminosa, appunto, con la Grande Guerra a fare da sfondo, le notizie dal fronte, l’incombere di una tragedia che si palesa ogni giorno di più e infrange le speranze del conflitto-lampo, il ritratto di un’epoca che sarebbe stata spazzata via di lì a breve.
Nel portafogli di Boccioni verrà trovata l’ultima lettera di Vittoria. Lui nel frattempo le scrive da innamorato: «Oh le nostri notti! il tuo pallore, il tuo smarrimento, il mio terrore la nostra infinita comunione di corpi e di spirito. Divina mia, lo sento che mi vuoi bene...».
Poi c’è un’inspiegabile interruzione del carteggio. E il fatale incidente. Che si può leggere in vari modi. A voi trovare quello più convincente.
Soffici

Dinamismo è la concezione lirica delle forme interpretate nell'infinito manifestarsi della loro relatività tra moto assoluto e moto relativo, tra ambiente e oggetto, fino a formare l'apparizione di un tutto ambiente + oggetto.
E' la creazione di una nuova forma che dia la relatività tra peso ed espansione. Tra moto di rotazione e moto di rivoluzione, insomma è la vita stessa afferrata nella forma che la vita crea nel suo infinito succedersi
Boccioni

Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà decisamente la sensazione dinamica eternata come tale
Boccioni

In alcuni dei quadri da noi presentati al pubblico la vibrazione e il movimento moltiplicano innumerevolmente ogni oggetto.
Così noi abbiamo realizzato la nostra famosa affermazione del cavallo da corsa che non ha quattro zampe, ma venti
Boccioni
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E infine ripetiamo la domanda che col terrore nella strozza ci fa ogni artista timorato: saremo noi che troveremo le formule dinamiche della continuità dello spazio e dello stato d'animo plastico, o siamo solo destinati ad aprire una strada ? Che cosa importa saperlo ?
Giungeremo proprio noi ad elevare il rinnovamento dell'estetica moderna fino alla creazione di nuovi tipi di bellezza fondati su leggi fino a oggi ignorate e che noi vogliamo cercare nelle nuove terribilità del mondo moderno creato dalla scienza ?
Perchè chiederci se il fuoco che portiamo in noi finirà per bruciare noi stessi ? Che cosa importa ?
Purchè si possa propagare l'incendio sul mondo. Noi lavoriamo cantando. La fede che abbiam nel futuro ci fa disprezzare il nostro avvenire immediato
Boccioni
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Saremo noi che troveremo definitivamente le formule dinamiche della continuità nello spazio e dello stato d'animo plastico, o siamo solo destinati ad aprire una strada ? Che cosa importa saperlo ?
Giungeremo proprio noi ad elevare il rinnovamento dell'estetica moderna fino alla creazione di nuovi assoluti, di nuovi tipi di bellezza fondati su leggi fino ad oggi ignorate e che noi vogliamo cercare nelle moderne terribilità del mondo moderno creato dalla scienza ?
Boccioni

Pur ammirando l'eroismo dei nostri amici cubisti... noi ci sentiamo e ci dichiariamo assolutamente opposti alla loro arte.
Essi si accaniscono a dipingere l'immobile, l'agghiacciato e tutti gli aspetti della Natura
Boccioni
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L'espansione dei corpi nello spazio come stilizzazione degli impressionisti, che la simultaneità e la conseguente compenetrazione dei piani, che il dinamismo in pittura e nella scultura, che le linee forze e l'ebbrezza religiosa per le nuove profonde incrollabili certezze della modernità sono idee nostre, create da noi, scaturire dalla nostra pura ed inesauribile genialità italica
Boccioni