Inserto speciale |
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Racconti di Alessio Brugnoli
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La tesi cartesiana del Penso, dunque Sono che sembra così astratta e campata in aria, in realtà ha in sè tutti i germi che han corrotto la Modernità.
Se il Pensiero è fondamento dell'Esistenza concreta, questa è svalutata. Per qualsiasi Potere diviene semplice giustificare l'eliminazione dei suoi avversari, equiparando la non omologazione alla mancanza di Pensiero.
In più, dando il primato all'Attributo, invece che alla Sostanza, si è anteposto l'Astratto al Concreto.
Al contrario, il Neofuturismo recupera la concezione rinascimentale: il Pensiero non è il principio dell'Essere, ma solo uno dei modi con cui esso si esplica nel Tempo.
Il Pensiero, soggetto al Divenire, da una parte consolida il Vissuto, la Tradizione, dall'altra cerca di superar i limiti che questa pone, generando una continua tensione di Forme.
Legato all'Essere, non può autoimprigionarsi nella contemplazione, ma deve trovar compimento nell'azione. La stessa etica, per riprendere una discussione di stamane, non può esser una teoria astratta, un insieme geometrico di assiomi e conclusioni, ma l'insieme delle scelte concrete che l'individuo compie ogni giorno, spesso non basate sull'alternativa tra Bene e Male, ma sulla valutazione del male minore.
E soprattutto il Pensiero, dato che l'Essere si incarna nell'Individuo, svolge la mediazione tra Io ed Assoluto, tra la creatività del Soggetto e la lezione del proprio Tempo e della propria Storia
