Inserto speciale |
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Racconti di Alessio Brugnoli
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Commento di Roberto Savi all' intervista, in cui si evidenzia la sua giusta e condivisibile indignazione con un mondo dell'Arte sempre più cortigiano e servile
E quando mai l'arte l'avrebbero fatta quelli con gli attestati, i diplomi, le lauree?
hanno solo prodotto cibi preconfezionati, dalle caratteristiche organolettiche costruite in laboratorio con molecole, bustine e fialette! artigianato alla moda. l'arte è un'altra cosa!
di tutti i grandi addetti ai lavori - dai critici ai galleristi - non c'è n'è mai stato nessuno - E MAI CE NE SARA' - che avesse studiato! e quali grandi critici e galleristi avrebbero prodotto le università? NESSUNO!
e lo stesso vale per gli artisti, anzi, ancor di più!
e quali grandi artisti avrebbero prodotto i licei e le accademie? NESSUNO!...
non è col pezzo di carta, le lettere di presentazione e le raccomandazioni che si fa un artista o un critico o un gallerista. questa è la solita mentalità perdente italiana che ha sempre tarpato le ali ai suoi più talentuosi figli favorendo cavalli zoppi che mai sarebbero arrivati al traguardo come cani che scodinzolano ed abbaiano per il padrone.
fare clientelare.
nepotismo.
ogni scarrafone è bello a mamma sua.
non fanno e non fanno fare.
se tutto deve rimanere com'è, è necessario che tutto cambi.
a parlare devono essere i fatti, solo quelli resteranno!
per gli artisti le opere, le immagini che hanno creato.
per i critici ed i galleristi - che sono solo spettatori privilegiati, magari primi spettatori privilegiati - gli artisti di cui si saranno occupati, con cui si saranno identificati, i loro scritti, le mostre che avranno promosso, organizzato, curato.
fine.
quelli riconosciuti? e da chi?
dall'arte?
l'arte non ha bisogno di dare attestati, diplomi e lauree!
lo spiegassero come ridurre la libertà e l'espressione a mero attestato, diploma, laurea!
il mondo dell'arte, il sistema?
e che cos'è?
un insieme di cavalli zoppi che mai giungeranno al traguardo?
una corte di cani che scodinzolano ed abbaiano per il padrone di turno?
come diceva tocqueville sono dei deboli che amano degradare i forti preferendo l'uguaglianza nella schiavitù che la diseguaglianza nella libertà!
e poi, da anni, il problema, l'ha risolto leo longanesi:
"l'arte è un appello al quale molti rispondono, senza esser chiamati!"
e rido in faccia a questi deboli che col denaro si son autoproclamati non solo artisti, critici e galleristi, ma si sono elevati a maestri, geni!
il tempo li metterà al loro posto, relegandoli all'oblio.
delle loro opere, delle loro menzogne, falsità - delle loro truffe! - non rimarrà nulla.
lo sanno benissimo che sono solo un'associazione a delinquere, criminalità organizzata, mafia, lobbies, che sono il tumore dell'arte, della libertà d'espressione.
e falsamente operano!
ma già molti che si erano autoproclamati artisti - che si erano auto-storicizzati, a 50 anni! - il tempo li sta relegando al loro posto... all'oblio, al nulla.
si erano pagati i migliori scribi.
si erano pagati decine di monografie e pubblicazioni.
si erano affittati tutti i musei, tutti gli spazi espositivi possibili!
si erano autoproclamati geni, maestri, si erano autoconferiti titoli, onoreficienze, e premi!
si erano fatti riconoscere da quel maneggio di cavalli zoppi e da quella corte di cani scodinzolanti.
si erano autostoricizzati prima di esser morti, per poter, con ingordigia, gioire della gloria in vita.
a tutto questo mancava una cosa.
l'opera!
non avevano creato nessuna immagine!
non avevano dipinto un cazzo!
"si te scribendi, typisque edendi, male sana quandoque prurito titillat, scribe rara aut nova, vel nihil."
alexandri knips macoppe
(padova, 1662)
"se sei preso dal desiderio di scrivere o di rendere pubbliche le tue idee, fallo soltanto se sei ben convinto di poter dire cose originali e nuove; in caso contrario la scelta migliore è il silenzio."

Un'altra mostra... Non è che hai deciso di cambiare lavoro ?
No, così muoio di fame !! Scherzo. Come ho detto tante volte, il mio non è che un hobby che mi da soddisfazioni, mi permette di conoscere persone splendide e di godere di ciò che è bello. Cosa posso chiedere di più ?
Approccio strano
No, sibarita che dipende da troppe cose, alcune ridicole. Ti faccio un esempio. Di critici, curatori e simili in Italia ce ne sono a iosa, molti oggettivamente, per studi esperienza e sensibilità, migliori del sottoscritto. Se lo facessi come attività primaria, sarei uno dei tanti. Invece, e lo dico senza falsa modestia, nel
mio mestiere ce ne sono ben pochi alla mia altrezza. Ciò mi permette di solleticare orgoglio e vanità.
Del resto, essere esterno al mondo dell'Arte, mi illudo possa regalarmo uno sguardo più oggettivo e disincanto di chi c'è dentro. Inoltre... Non vivendo di quadri, mostre e cataloghi, mi concede il dono più grande: l'esser libero.
Dai compromessi, dalle mediazioni che servono a farsi strada; bada, non li condanno, appartengono alla natura delle cose. E libero dalle ideologie. Posso seguire il mio gusto, non un'astratta impostazione critica. E questo mi permette di apprezzare anche artisti con linguaggi molto differenti tra loro. Perchè
sorridi ?
Nulla, alla fine hai compiuto la tua operazione culturale più futurista, proprio quando hai rotto i ponti con il movimento
No, io non ho rotto i ponti con nessuno. E continuo ad amare ed identificarmi con il Futurismo e con tutte le declinazioni che ha avuto nel Novecento. E poi con Armando e con Graziano ad esempio ho sempre ottimi rapporti.
La verità è che ho rotto con alcune schegge provinciali del movimento che pur in maniera differente condividevano gli stessi difetti. Un' ignoranza sull'Arte che li portava a sostenere posizioni veramente qualunquiste. Il settarismo esagerato. L'appartenenza a ceti sociali e culturali sostanzialmente nemici della modernità. Come si fa a parlare d'avanguardia, se si è isolati dallo spirito dei Tempi ?
Per loro il Futurismo non era un movimento culturale, ma un totem tribale, su cui ricostruire un'identità perduta. Un mezzo per definire la loro marginalità
Però dedicare la mostra a Turing, all'intelligenza artificiale ed alla robotica, fa molto quel futurismo aridamente scientista che hai sempre combattuto
Le differenze però sono abissali. Quelli utilizzano la Scienza come un idolo da venerare e da portare in processione, evitando accuratamente di comprenderlo. Proclamano il primato della Fisica su ogni cosa e come mi è capitato, non sapevano neppure cosa affermasse il Secondo Principio della Termodinamica.
Loro utilizzano la Scienza come un fine, io come un mezzo, per meditare sui limiti, le contraddizioni e le luci del Vivere. Loro parlano di Utopia, io preferisco dialogare concretamente con il Reale.
Insomma sei sempre il solito litigioso
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio
Sarai invecchiato, ma stoni ancora come qualche anno fa.Come è nata l'idea del Turing Test ?
Dunque premetto che son passati mesi e quindi mi potrei sbagliare. Ero in galleria New Ars Italica, per chiacchierare sull'organizzazione della Danza di De Broglie, quanto Kristina mi accennò al fatto che Your Voice aveva intenzione di festeggiare con una mostra il suo decennale. Il problema è che mancava il tema. Siamo andati sul loro sito, abbiam visto che producevano software per il machine to machine, un poco di brainstorming e mi è venuto in mente Turing.
Io tra l'altro avevo proposto un titolo differente, l'Enigma di Turing, pensando fosse più suggestivo... Però sai che ti dico, quello di Kristina che da più l'idea di modernità, è sicuramente migliore del mio
E' strano che un'azienda investa però in queste cose
Purtroppo è così ed è drammatico in una nazione che ha una lunga tradizione di mecenatismo. No, non penso solo al Rinascimento, ma in tempi più recenti a quanto fatto da Adriano Olivetti o al ruolo attuale di Costa Crociere. Da questo punto di vista Piroddi, l'AD di Your Voice, merita un grande elogio. Però quando cominciamo a parlare dei veri protagonisti, gli artisti ?
Dove hai rimediato il catalogo ?
Ho i miei segreti. Avete fatto uno splendido lavoro. I testi son belli e le immagini sono uno spettacolo per gli occhi
Annamaria Sironi, la grafica di New Ars Italica è stata bravissima !!!
Alcune opere eran anche alla Danza di De Broglie.
Dai è inutile tornarci sopra
Cominciamo da Balestrini
Vai criticona, conosco troppo bene quello sguardo
Ecco, non mi piacciono perchè le trovo troppo, troppo dispersive, barocche. Preferirei di gran lunga qualcosa di più semplice e lineare che donasse oasi di serenità allo sguardo
Io invece sono proprio affascinato dalla sua inquietudine. Da un certo punto di vista, Balestrini è un Bosch contemporaneo. Anche lui rappresenta la follia della vita, di un'umanità condannata al caos ed all'inferno quotidiano, accecata dalle diverse forme del peccato.
Tuttavia se Bosch una minima possibilità di salvezza la concedeva, tramite la Religione, in Balestrini il mondo è tragicamente disperato; di fatto vedo nella sua pittura un equivalente di quanto compiuto da De Matteo nella narrativa connettivista
Bonfanti, invece ? E' bello, ma l'avrei visto più adatto ad una celebrazione della Pop Art
Non lo vedo così rivolto al Passato
Non vorrei spiegarmi male. Non lo sto tacciando di poca originalità, anzi. In lui, il caos della Pop Art si raffina e si decanta, diviene pura perfezione geometrica e di colore
Io sinceramente ho dato una lettura opposta, pur dandoti ragione nell'identificare la sua arte come un Neoclassicismo Pop. Secondo la mia impressione, più che alla forma in sè, come dici tu, Bonfanti è interessato alle relazioni spaziali e semantiche tra i simboli, in quanto generatrici di senso e significato
Ti ricordi le discussioni che facevamo anni fa sulle tesi di Maturana e Varela ? Bene, Bonfanti traduce in immagini il loro costruttivismo
Sulla Bozano ho impressioni differenti. Ti confesso che Metropolis mi pare banale e scontato, mentre le altre opere mi ha veramente colpito
Fammi indovinare, hai trovato Metropolis troppo post moderna.
Infatti
Ma la Bozano ha proprio voluto, con il suo citazionismo, esplorare le radici culturali che han portato alla creazione del nostro concetto di Robot, come specchio del simile.
Cosa che è ancor peggio dell'alterità. Perchè questa, essendo totalmente aliena da noi, ci è indifferente. Il simile, nostra immagine deformata, ci costringe a riflettere sui nostri vizi e virtù
Corbetta è impressionante, sai ? Le sue opere sono visioni oniriche, percezioni sciamaniche
Io invece lo vedo molto cartesiano. Nel senso che le sue immagini si pongono come vera realtà, dando l'idea che ciò che normalmente vediamo non sia che azione del "genio maligno" che continuamente ci inganna su tutto.
E che l'unica salvezza dal dubbio metodico sia la consapevolezza del pensiero
Ma questo che c'entra con Turing ?
Beh, una macchina pensante prima o poi dovrebbe porsi lo stesso problema, anche se dal punto di vista matematico, questo rientrerebbe in un Teorema identificato dallo stesso matematico
Ossia ?
Il teorema di Turing asserisce l'esistenza di problemi non decidibili, per i quali cioè non esiste alcun algoritmo in grado di dare una risposta in tempo finito su tutte le istanze del problema. Immagino che tutte le riflessioni ontologiche sul rapporto tra l'Io ed il Mondo sia riconducibili a tale categoria
Insomma, la versione informatica del teorema di indecidibilità di Gödel. Falsetti Spina è una conseguenza del tuo mestiere ?
No, però sai che appena ho visto le sue opere ho sorriso. Sembrava di essere in uno dei Data Center in cui bazzico troppo spesso. Però mi veramente colpito l'inversione di valori che genera la sua pittura. L'uomo ridotto ad ombra, la macchina che acquisce una immensa centralità e corporeità
Forse è lo specchio del nostro mondo
Under the brown fog of a winter dawn,
A crowd flowed over London Bridge, so many,
I had not thought death had undone so many.
Sighs, short and infrequent, were exhaled,
And each man fixed his eyes before his feet.
Eh ?
Un frammento di Waste Land... Ecco cosa mi ricorda la pittura di Falsetti Spina
La sai veramente tutta ?
Ma ti pare... Mi sono imparato a memoria il pezzo per far bella figura durante l'intervista. E vista l'espressione che hai fatto, ne è valsa la pena
Io son sempre più innamorata dell'opera della Gianetti. Baustelle è di una bellezza incredibile ed inquietante.
Baustelle, lavori in corso, sito in costruzione. E' veramente un'opera di una poesia che richiama visivamente De Chirico. Un ritratto psicologico di Turing e dei suoi enigmi.
Mi ricorda assai le muse inquietanti. Anzi è una versione cyberpunk. L'esistere in un luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto è immobile, in cui sussistono robot, androidi che possono avere soltanto l'aspetto umano, non l'essenza.
Meravigliose anche le foto della Liuzzi. Electroman è una macchia di colore psichedelico che ricorda l'estetica camp definita dalla Sontag, l'amore per ciò che è innaturale: l'amore per l'artificiale e per l'esagerato.
Lo penso anche io, mentre sia Cyber hand, con la sua malinconia profonda e Terminator Step con il peso di esistere mostra la sua vena poetica. L'utilizzo degli oggetti comuni e del paesaggio per riflettere sulla condizione umana.
Sai che sono rimasta sorpresa dalla sua partecipazione alla mostra ? E' che la vedevo fuori contesto. Invece ha superato la prova alla grande.
Si sta dimostando sempre più matura come artista, capace di rimettersi continuamente in discussione ed accettare nuove sfide, senza tradire ciò che è
Anche la Mastrangelo mi sorprende sempre, sia con la sua ricerca materica, sia l'estrema raffinatezza che contraddistingue le opere esposte. Sai che io le avrei vendute tutte e tre come un lotto unico, per non rompere il loro dialogo.
Infatti, nel catalogo ho usato la metafora del tappeto. Forse però sarebbe stata più adatta la metafora di una rete caotica, in cui ogni piccola variazione infinitesimale di un elemento genera infinite variazioni nella totalità
L'effetto farfalla ?
L'impossibilità di predire. Ciò che rende la vita degna d'essere vissuta
Muratore è troppo divertente. Se Bonfanti rappresenta l'eredità raffinata ed elegante della Pop Art, lui al contrario è quella dissacrante ed ironica.
Sì, son d'accordissimo. Con il collage dei residui della nostra società ha ricostruito delle icone, le rappresentazioni di quello che noi immaginiamo come robot.
Da una parte ha nobilitato i singoli oggetti, abbandonati, nulla più che ferraglia. Dall'altra ha demitizzato la totalità, rendendola più vicina e meno oscura.
Un'operazione opposta a quella Bozano
Sì, mi hai rubato le parole di bocca
Ignazio è sempre grande
Già. La sua installazione rappresenta lo fatica ed il dolore dell'Uomo prima della robotica. Possiamo esser perplessi dalla dimensione faustiana della tecnologica, eppure senza di lei vivremmo sicuramente peggio. Bellissimo come dialoga con quella di Murat Onol. Anche in questo vi è un equivalente con il movimento connettivista
La suggestione che nasce dall'individuare i nodi latenti, un ponte che nasce unendo suggestioni e miti del Passato con le ansie dei futuro.
E l'installazione di Onol oltre ad avere una straordinaria valenza filosofica ed estetica è il controcanto al tema principale della mostra. Indipendentemente dalla validità formale delle argomentazioni di Searle, però la distinzione tra sintassi e semantica è antica quanto la filosofia, la sua traduzione in immagini è di straordinaria intensità
E' la prova che l'arte concettuale di per sè non è da buttare al rogo, perchè priva di qualità estetiche e capacità di far riflettere l'uomo sulla propria natura. Però, per avere valore, deve per forza basarsi su idee forti, come han fatto Ignazio e Murat
Lorenzo Paci è molto più tradizionale
Lorenzo è un amico. Sorrido immaginando la sua espressione quando leggerà della nostra chiacchierata. Scuoterà il capo, chiedendosi come ho potuto partorire la mia esegesi ! E detto fra noi non ha tutti i torti. Il quadro messo all'asta, mi affascina tantissimo, perchè mi ricorda le atmosfere di un film che amo da morire, Blade Runner
Di fatto un remake di Metropolis
Sì e nel suo quadro Do Androids dream of love che nel titolo riecheggia quello del romanzo di Dick da cui fu tratto il film, vi si rispecchia tutta l'ambigua sensualità, il senso di decadenza di Blade Runner. E si sottintende, in maniera altrettanto sottile, la riflessione cartesiana sulla natura dell'Io, su cosa ci rende umani contenuta nell'opera di Corbetta
Mi è più difficile inquadrare il dittico Eva
Come per la Gianetti, una citazione dotta ed ambigua della vita di Turing. Sai che si è suicidato mordendo una mela avvelenata da lui stesso con il cianuro
Che strano modo di morire
Una citazione di Bianca Neve ed i Sette Nani, cartone che adorava. In onore di Turing probabilmente l'Apple ha adottato il simbolo della mela con un morso.
Tornando a Lorenzo, lui interpreta Turing come nuova Eva. Cogliere la mela è simbolo della scoperta della mortalità, ma anche il cogliere il frutto dell'albero della conoscenza.
Un Prometeo moderno, condannato al tortura per aver rubato il fuoco agli Dei
O agli Uomini l'unicità del pensiero
Monumentale è l'opera di Marcello Placci, riproposizione dell'Uomo Vitruviano nel mondo contemporaneo. Peccato che la foto nel catalogo non gli renda giustizia
Sai, l'opera di Marcello, è una riproposizione forte dell' "Uomo misura di tutte le cose" di Parmenide, come colui che può dar senso all'Universo. E' possibile costruire macchine pensanti, ma queste saranno oggetto, frutti dell'azione e del pensiero dell'Uomo, non soggetto autonomo
Pisk è il perfetto contro esempio del discorso che facevi per Ignazio ed Onol. L'Arte Concettuale, senza un pensiero forte, ridotta a pura banalità
A me sinceramente non dispiace sai. Si ricollega e riprende un discorso di una certa avanguardia anni Settanta
Quindi datato
Direi di no. Perchè nella loro arte vi sono profezie che nei nostri giorni si stanno lentamente avverando
Dorian Rex, nel vedere le sue opere mi pare di legger La Nascita della Tragedia di Nietzsche, con il confronto tra lo spirito tragico e dionisiaco di Eliza e l'equilibrio apollineo di NN0 e NN1
Non l'avevo vista sotto questa ottica, ma che in Elisa vi sia una certa componente nicciana mi pare ovvio. Nel senso che con le sue manipolazioni ha la capacità di evidenziare quanto vi sia di contradditorio nel sistema di valori etici ed estetici che consideriamo come scontato e naturale e di proporre una loro inversione, per ridefinire una nuova e tragica bellezza
Peccato però per il piccolissimo formato delle foto di Salvador, come per Kurtz nella Danza di De Broglie, questo le ha penalizzato, impedendo di godere della loro ironia
Hai ragione, ma tornando all'opera di Salvador, la sua ironia nasce secondo me dalla scoperta dell'incongruo e del sorprendente; per utilizzare una terminologia aristotelica, questa è una forma di catarsi. Un’alternativa conoscitiva che permette all’individuo di considerare una prospettiva più leggera il
mondo circostante e gli abissi della propria anima, esorcizzandoli
Sai che la Sassanelli mi ha sorpresa ? Mi aspettavo opere simili a quelle viste nella Danza di De Broglie
Delusa ?
No, perchè anche se in maniera differente, mi piacciono tanto anche questi
Io non vedo tale discontinuità. Antonella è erede di un filone espressionista dell'arte europea, il quale, con forme anche differenti dalla pittura, pensa ad esempio al Gabinetto del Dottor Caligari, ha sempre esplorato lo iato tra i diversi piani della realtà
Nell'espressionismo classico che arriva sino agli anni Settanta, il confronto era tra percezione ed allucinazione. La Sassanelli, figlia della nostro mondo contemporaneo, invece indaga sulle relazioni, spesso contraddittorie tra Vita e Ciberspazio.
Una tematica molto Cyberpunk
Sì, anche se con mezzi espressivi differenti... Però l'antinomia tra Vita, fuoco e movimento e Ciberspazio, ghiaccio ed immobilità, è molti simile ad alcune metafore di Gibson e di Sterling
Paradossalmente, il vero cyberpunk della mostra è l'astrattismo di Tarantino
Vero, con il suo uso spinto del colore. I toni terrei dell'intelligenza artificiale che richiama la sua natura meccanica, quelli caldi dell'umana con il richiamo alla carne ed al sangue e quelli freddi del Cyberspazio.
Un mondo alieno, benchè simile al nostro, con le sue regole, a cui dobbiamo adeguarci
Unia, bravo come tocco, ma scontato. Di baci tra uomini e robot ne son pieni film, cartoni animati, spot pubblicitari
Ma Unia, come tutti gli altri artisti della Bag Factory, esplora ed analizza il nostro immaginario, dandogli forma
Non è la stessa cosa operazione che compie la Bozano ?
Lievemente differente. Quella della Bozano è una ricerca delle origini, mentre quella di Unia è una catalogazione, tracciare una mappa di similitudini e metafore. E' come paragonare il lavoro di un archeologo con quello di un geografo
La Vizzardi non mi ha detto nulla, forse perchè odio l'arte del riciclo. Son temi triti, ritriti, non se ne può più.
Ni. Certo molte soluzioni estetiche della Vizzardi sono simili all'arte del riciclo, ma il suo obiettivo è differente. Dar dignità ai veri protagonisti della rivoluzione tecnologica, trasformandoli in strumenti d'arte, manipolabili come colori e pennelli dall'artista
Sicuramente, però.. E' vecchiume, Spoerri, pur in maniera differente, ha fatto mille volte meglio. Grande è stato Kurtz, il cambio di dimensioni gli ha dato la giusta visibilità che meritava
Guido è la riprova di quanto dicevamo all'inizio. Della vitalità del Futurismo, quando è Pensiero ed Azione, e non semplice slogan per riempirsi la bocca.
Nelle sue opere vi la consapevolezza della drammaticità dell'Esistere. La tecnica può essere un palliativo, ma non una soluzione.
Alla fine l'Uomo rimane solo, come un eroe omerico, dinanzi al suo Fato, pronto a sfidarlo a duello. Magari sarà sconfitto, ma non l'importa l'esito. Ciò che conta è aver tentato, con tutto il coraggio e la volontà
Peccato non ci fosse anche la Salvatori
Lo so, ne ho parlato con Irene, ma la sua esperienza artistica, così unica, forte e coerente difficilmente si sarebbe potuta inquadrare nella mostra
Altri rimpianti ?
Un paio. Daniela Montanari che è stata oberata di impegni. E aggiungo un purtroppo, perchè ho visto i bozzetti del suo quadro e sarebbe stato un capolavoro.
Prima o poi spero che lo esponga, magari sempre in qualche mostra della New Ars Italica
L'altro è Mario Di Bonito, segnalatomi dalla Liuzzi, autore di opere tanto belle quanto inquietanti... Peccato averlo scoperto troppo tardi per inserirlo nella mostra

Fiumicino, l'antica Portus, era il punto di accesso a Roma di tutti i commerci mediterranei, dato l'inadeguatezza delle vecchie strutture di Ostia.
Il primo a costruirvi un bacino fu Claudio, ma la sua struttura si rivelò rapidamente poco efficace e soggetta ad insabbiamento. Traiano fu così costretto a riprogettare l'intero sistema.
Oltre alle infrastrutture portuali, si dedicò alla costruzione del cosiddetto Palazzo Imperiali, un edificio di rappresentanza e del Castellum Acquae, una struttura di servizio su tre piani che riforniva d'acqua l'intera zona.
Recenti scavi archeologici hanno identificato un'altra struttura traianea, finora sconosciuta. Un piccolo anfiteatro, dalla struttura ellittica di 42 x 38 metri, una sorta di Colosseo privato, ampliato e modificato nel Terzo Secolo

Alla Triennale Bovisa, spazio espositivo dal bistrot pessimo, caro e con camerieri di straordinaria maleducazione, è stata inaugurata una mostra di Sandro Chia.
Settanta piccoli dipinti, prigionieri di cornici corrose.
Parlando all'inaugurazione, tra una critica all'Arte Concettuale, definita come tautologica, un tramezzino e la definzione del pittore come CNN dell'inesprimibile, il Maestro se ne è uscito con un
La storia è finita almeno come sistema ideologico che avrebbe dovuto spiegare il mondo. Invece il mondo non si è lasciato spiegare. E in questa grande ma anche paurosa libertà che ci viene lasciata, ogni lavoro dell'artista è imprevedibile e speciale
Tesi discutibile. Ogni Uomo cerca di interpretare il Divenire che lo circonda, costruendo la sua Storia.
Ciò che è crollato è un paradigma comune, a sua volta figlio delle risposte che il Barocco diede alla crisi del Rinascimento.
Il posto libero non sarà mai lasciato vuoto, ma occupato da qualcosa di nuovo, più o meno differente, proprio perchè l'Uomo è costruttore di significati, oltre che di eventi.

Nel “Tratto” noi esprimiamo il gesto più semplice, alla portata di tutti, primitivo, perciò antintellettuale.
La rozzezza e l’espressività esasperata indicano su quali punti si arrocca il nostro dialogo col mondo insonnolito dell’arte e con la società. Aborriamo qualsiasi forma di gerarchia ed è perciò difficile pensare a degli adepti seri e coscienziosi, ricercatori coerenti e raffinati.
Tale è il nostro linguaggio: arcaico, così, in modo semplice, crediamo di esaltare i colori. Nelle opere non ha alcun significato la competizione, la loro struttura compositiva si rivela estremamente popolare ed esaltante.
Il “Tratto” è il nostro rifiuto ad affiancarci al mondo della cultura ufficiale. È l’antidoto alla ubriacatura del pubblico comune, che è vittima della sottocultura alimentata dalla mancanza di informazione e dall’ostruzionismo culturale perpetrato dai burocrati dell’arte per accumulare potere, o soprattutto per la loro incapacità di riallacciare le teorie dell’arte al mondo del lavoro e alla vita sociale, facendo degli artisti, che a loro si assoggettano, degli antisociali nella vita, e del pubblico una massa di emarginati nell’arte.
Questa è l’evoluzione dialettica che domina tutta la storiografia dell’arte, che ricorda lo sviluppo degli eventi umani, dove le nuove teorie vengono approvate e legalizzate solo quando, svuotate del loro contenuto innovativo, restano soltanto forma, o entrano nel costume non più come novità, messaggio, spinta, ma come bisogno elementare insopprimibile. Con il “Tratto” semplice, immediato, “privo di cultura”, vogliamo cancellare “l’arte colta e sofisticata, il professionista geniale, il Maestro”, e con lui cancellare quell’aura magica e irreale di cui è circondato. Vogliamo che il Trattismo divenga l’arte di chi non ha mai compreso l’arte, divenga l’arte degli emarginati, dei vagabondi, degli alienati, e di tutti quelli ai quali è stato insegnato che non potevano dipingere perché non sapevano disegnare, perché non erano abbastanza acculturati da poter fare quello che un’élite scaltra professa ormai da un secolo.
Divenga l’arte di tutti questi. Vogliamo che chi ha rapinato il gusto lo restituisca alla gente, e soprattutto a quella porzione d’umanità emarginata, più fantasiosa e feconda, che ha dato in passato uomini della mole di Caravaggio, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Pollock, che i critici loro contemporanei hanno ritenuto opportuno ignorare. Vogliamo che l’arte, lo spettacolo, la satira, la commedia, il costume, coincidano in un unico lacerante grido di rivolta, nel quale la miseria affondi le proprie radici e trovi la propria espressività in un rituale primitivo e inconscio, che sconfina nella magia. Nasce così l’amore per ciò che è primitivo, pagano, nomade. Nasce così la nostra solidarietà per i gruppi umani, per le società primitive, di cui la moderna tecnologia ha sancito la degradazione e l’estinzione. Prima di noi sono stati Trattisti: gli Indiani d’America, i popoli Africani, gli aborigeni Australiani, i popoli della Protostoria Andina.
Marco Fioramanti

L'arte è pace e profezia. Dopo la morte c'è rinascita
Mimmo Rotella
Non vi mai incarnazione più esatta di tale aforisma dell'installazione che fece Marco Fioramanti nel 1983.
Quell'anno si trasferì a Berlino, realizzando una delle più famose opere trattiste.
Un Maggiolino, collocato davanti al Muro, entrambi trattati pittoricamente nello stesso modo, quasi un ariete pronto non a distruggere, ma a trasfigurare la materia in danza di colori
Gridando che l'Arte è Pace, perchè sublima e nobilita gli istinti profondi dell'animo umano, esorcizzandoli nella Forma
Che l'Arte è Profezia, perchè più di qualsiasi analisi razionali, identifica le correnti profonde della Storia ed incidendo a fondo nei pensieri e nei sentimenti dell'Uomo, diviene artefice delle Idee e dei loro mutamenti

Ieri sera, in un vernissage, chiacchierando sulla pittura in Italia dagli anni Sessanta in poi, ho notato con altri artisti, l'alternanza tra momenti "freddi", in cui domina il concettuale, e momenti "caldi", in cui trionfa il primato del colore e della rappresentazione.
Negli anni Settanta, dominava il concettuale, con il trionfo dell'Arte Povera. Negli anni Ottanta, nella Milano da Bere, vi fu un forte rilancio della pittura pura.
Gli anni Novanta, ritornò predominante l'Arte fredda ed intellettuale. In questi giorni, il riflusso.
Prova ne è quanto è accaduto nel premio Cairo. Non voglio entrare nelle polemiche o accodarmi al carro di chi vorrebbe bruciare il concettuale in pubblica piazza.
Semplicemente ritengo che il Concettuale, per aver senso, deve dichiarare idee forti, capaci di marchiare mente ed anima. Senza di queste, ripetendo concetti banali, diviene chiacchiericcio, inosservato ai più.
Non può esistere il Concettuale senza un pensiero forte che lo sostenga. E finchè non rinasce nella Società, questa Arte rischia di ridursi a gioco e decorazione.
L'altro indizio è quanto sta accadendo nelle mostre, proposte dalle gallerie emergenti come ad esempio New Ars Italica.
Il ritorno alla Pittura, nelle sue declinazioni, anche più innovative, utilizzando il mouse invece che il pennello, non è occasione di riprendere una banale figurazione, ma di oltre questa.
La Tecnica, la rappresentazione, non sono fini, ma strumenti per cui l'artista riflette su di sè e sulla sua posizione del mondo.
Riprende il suo ruolo centrale di Esploratore dell'Essere, piuttosto che quello di megafono di triti slogan
Era passato più di un anno da quanto Giulio aveva cambiato vita. Ed il Tempo, come diceva la saggezza degli antichi, si stava mostrando ottimo medico.
Gli capitava ancora di ripensare ai giorni della consulenza. Non più rancore, ma con quel distacco malinconico simile a quello degli anziani, quando ricordano gli amori della giovinezza.
I volti degli idioti che aveva incontrato o dei burocrati che l'avevan ferito, si stavan scolorendo. Rimanevano vividi soltanto quegli amici. Di chi aveva sputato sangue con lui per innumerevoli notti
Sorrideva persino del mobbing. Gli aveva insegnato a riempire con le piccole cose del quotidiano il vuoto che gli si nascondeva dentro.
Alla non era la cosa che gli aveva fatto più rabbia.
Era il servilismo della sua vecchia società: per un anno lo avevano additato a pubblico disprezzo, chiuso in uno sgabuzzino, ignorato. Era bastata la telefonata di un vecchio amico, improvvisamente divenuto dirigente in uno dei principali clienti, per fargli piegare la schiena. Ed il reietto era divenuto l'eroe del giorno.
Insomma, la consulenza gli aveva lasciato ben poco. L'abitudine di alzarsi in piena notte, passeggiando per strade vuote, alla ricerca di chissà cosa. Una chiacchiera con un ubriaco o con una puttana. O con nottambuli fermi ad aspettare il primo tram.
Guardò la luna piena riflessa sui Navigli. Non vi era neppure il ricordo del trambusto dell'Estate. Si sedette accanto a Ion, il moldavo che ostinato provava a pescare nella poca acqua rimasta. Il suo modo per lottare per la noia. O per scavare in se stesso.
Li raggiungeva spesso una vecchietta. A volte si lamentava dei vicini di casa, del loro trambusto che le impediva di scrivere versi. O degli infiniti lavori edili, con la polvere che oscurava il sole.
Più spesso si godeva la compagnia del silenzio. All'alba andavan tutti e tre a ber qualcosa in quel bar sulla Darsena, aperto tutta la notte.
Un ultima sigaretta assieme e ci si salutava, mentre Milano pigra si godeva il primo traffico
Non la vedeva da Maggio. Ion, nei rari momenti di loquacità, gli aveva detto che era stata ricoverata per problemi di salute, ma non sapeva in quale ospedale fosse.
Peccato, a Giulio sarebbe piaciuto andarla a trovare. Un mazzo di fiore, qualche cioccolatino, un rhum invecchiato, per brindare a chissà cosa.
Ion ripose la canna da pesca
"E morta"
"Peccato"
"Pare fosse una poetessa nota"
Tirò fuori dalla zaino una bottiglia di un liquore impronunciabile. Ne bevve un sorso. Lo passò a Giulio.
Brindarono a lei. Ed alla notte superba.
La bottiglia vuota finì nel Naviglio

Dalla sua nascita, The New Ars Italica ha sempre avuto l’ambizione di essere qualcosa in più di una semplice galleria d’arte: una factory creativa e di incubatricedi idee, capace di dar voce alle idee forti
ed eretiche della cultura italiana.
Voci differenti, contrastanti, ma accomunate dallo sforzo eroico di andar oltre la crisi del Postmoderno. La politica culturale di The New Ars Italica è porre gli artisti dinanzi a temi culturali forti, dando possibilità di riflettere e portare avanti senza condizionamenti la loro ricerca.
In questo continuum si pone la mostra Turing Test, realizzata in collaborazione con la società Your Voice.
Collaborazione fondata sul fatto che entrambe le aziende, nel loro ambito specifico, sono focalizzate sulla ricerca, sul coraggio e sull’innovazione, cose purtropporare in un’Italia sempre più apatica e ripiegata in se stessa.
Turing Test è specchio immediato di tale collaborazione, essendo una mostra basata sul concetto che Scienza ed Arte, pur avendo in comune il soggetto e l’oggetto della propria ricerca, sono riflessioni
dell’Essere su se stesso, son di fatto mutuamente irriducibili l’una all’altra come linguaggio e paradigmi.
Questa alterità non genera mutismo, perchè vi è una cosa che le accomuna: l’Io, permette la loro contaminazione negli ambiti della Teknè, gli strumenti che l’Uomo utilizza per dar forma e senso al mondo, sia la Prassi, l’azione.
Proprio questo è l’ambito della Mostra: il confronto tra ricerche estetiche, tra le più disparate, e la tecnica, i prototipi di Robot generati dall’Industria e dalla Ricerca, generando metafore ed assonanze.
Perchè il Robot, l’Intelligenza Artificiali, non sono che immagini che noi costruiamo dell’Altro, specchi delle nostre paure e sogni
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Qualcuno, che s’immagina di conoscermi, si meraviglierà, forse, di vedermi qui, in mezzo ai futuristi, pronto e disposto a urlare coi lupi e a ridere coi pazzi. Ma io, che mi conosco assai meglio di chiunque altro, non sono affatto sorpreso di trovarmi in così mala compagnia. Da quando sono scappato da quelle case di perdizione che son le scuole ho avuto sempre il vizio di star dalla parte dei matti contro i savi; dalla parte di quelli che mettono in campo a rumore contro chi vuole il pericoloso ordine e la mortale calma; dalla parte di quelli che fanno ai cazzotti contro chi sta alla finestra a vedere. Mi hanno chiamato ciarlatano, mi hanno chiamato teppista, mi hanno chiamato becero. Ed io ho ricevuto con gioia queste ingiurie che diventano lodi magnifiche nella bocca di chi le vomita. Io sono un teppista, è arcivero. Non c’è, nel nostro caro paese, abbastanza teppismo intellettuale. Siamo nelle mani dei borghesi, dei burocratici, degli accademici, dei posapiano.
Non basta aprire le finestre - bisogna sfondar le porte. Le parole non bastano - ci voglion le pedate. Per questa mia nativa ed invincibile inclinazione al becerismo spirituale non ho potuto fare a meno di venir qui a far la parte di buffone schiamazzatore dinanzi a tante serie persone. Ho già scritto tutto il male e tutto il bene che penso del Futurismo e non voglio ripetermi. Ma resta il fatto fondamentale che in questo momento, in Italia, non v’è altro moto d’avanguardia vivo e coraggioso al di fuori di questo: non v’è altra compagnia sopportabile per un’anima fastidita dall’eterno ieri e innamorata del divino domani; - resta il fatto gravissimo, signori, che tra questi futuristi vi sono uomini d’ingegno che valgono assai più dei graziosi scimpanzè che ridon loro sul viso. Queste ragioni mi bastano a sfidare l’obbrobrio che può cadere sul mio capo scarmigliato dopo questo gesto di simpatia e, se volete, di solidarietà
Papini

Ovviamente la polemica sulle opere di Prizzon esposte nella Danza di De Broglie si prolungò a lungo. Tra i tanti interventi, molti discutibili, do visibilità ad uno, più per il fatto chje contiene riflessioni sull'essere avanguardia
Non si parla di estetica, tema molto soggettivo, ma di "mercato" e "comunicazione".
E' brutto dirlo, ma in soldoni una galleria d'arte è un negozio, dove si deve procurare reddito al gallerista, agli artisti e al curatore, a meno che non faccia volontariato come Ale.
Per procurare reddito, deve vendere e per vendere, l'opera d'arte deve colpire, provocare, coinvolgere, come han fatto tanti artisti nella mostra Danza di De Broglie, dalla Liuzzi alla Montanari, da Papeschi a alla Sassanelli.
Le opere di Prizzon, con le donne ridotte a pagine del catalogo Ikea, non fan nulla di questo. Lasciano indifferenti, d'altra parte o sei un gran pittore di nature morte, o è difficile che qualcosa che sembra una brutta poltrona possa sconvolgere o ispirare.
L'altro problema è di comunicazione. Prizzon dice di voler veicolare, se ho capito bene nelle sue immagini un particolare discorso sulla femminilità
Ora gli ricordo un discorso, ormai vecchio, fatto da un certo McLuhan con l'espressione "il mezzo è il messaggio".
Ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione; è proprio la sua particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perché essa suscita negli utenti-spettatori determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentis.
Ora un nudo che pare una poltrona o è associato ad un messaggio provocatorio forte e straniante alla Duchamp che proprio per la rottura tra significato e significante colpisce e fa pensare, altrimenti è incapace di veicolare qualsiasi messaggio sulla femminilità, creando un'opera afona e quindi totalmente inutile ai fini che Prizzon si pone
Personalmente, ho invece trovato le opere di Prizzon manifestazione più alta del dibattito che voleva aprire la Mostra, sul confronto tra Reale, il corpo di una donna, e Virtuale, le infinite interpretazioni che ne diamo, cercando di dare un senso concreto a che soltanto un gioco estetico